Didattica a distanza, come organizzare le lezioni

Quanto deve durare la lezione a distanza? In una giornata scolastica domiciliare, quante lezioni dovrebbero esserci? Ecco un lesson plan per la didattica a distanza.

Bambini e schermi, i tempi dell’esposizione

Ora è forse arrivato il momento di chiedersi se sia questo un tempo sano e soprattutto produttivo. Rimanere davanti allo schermo tante ore non fa bene a nessuno, tenendo in considerazione che non sono le uniche in cui sia studenti che docenti fruiscono di contenuti attraverso uno schermo: vedere un film o stare incollati ai Tg per monitorare la situazione del contagio, interagire in rete sui social o semplicemente giocare online sono attività che hanno sostituito quelle che si facevano all’aria aperta o in contesti sociali.

Non ci sono studi che ci diano conforto sull’orario perfetto della lezione nella didattica a distanza. Sappiamo però che l’OMS ha indicato il tempo massimo di fruizione degli schermi da parte dei bambini sotto i cinque anni e non deve superare i sessanta minuti al giorno al giorno.

Dagli otto agli undici anni invece si può salire a due ore: stiamo parlando di tempo totale di dedizione agli schermi, quindi anche quelli della Tv o della playstation. Agli occhi degli adulti ha pensato invece Christopher Starr, professore di oftalmologia al Weill Cornell Medical College di New York, che ha creato lo standard 20-20-20. Per ogni venti minuti che passi al computer o dispositivo mobile, guarda un oggetto che si trova a sei metri di distanza per venti secondi o più, e lascia che i muscoli oculari si rilassino.

Università, i regolamenti per la didattica a distanza

Le università italiane, avendo ormai da anni un equivalente telematico, hanno prodotto dei regolamenti per la didattica in e-learning, aggiornata in queste settimane ai nuovi standard della didattica a distanza.

L’Università di Venezia prevede che la durata relativa alle lezioni videoregistrate sia un terzo dell’ora di lezione frontale, quindi una lezione dura non più di 20 minuti; i materiali online sono naturalmente cumulabili, ma non devono superare i 10 minuti per risorsa audio o video. L’università degli studi di Milano invece propone che un’ora di didattica in presenza corrisponde a circa 20/25 minuti di videolezione, ma consiglia di registrare delle videolezioni di durata compresa tra i 10 minuti e i 20 minuti al massimo. Il tempo quindi si riduce di ulteriori dieci minuti. Nelle linee guida del Cev, cioè la Commissione Esperti Valutatori dell’Anvur, l’organo nazionale che si occupa di valutare i sistemi universitari e di ricerca, troviamo scritto che a proposito dell’ora di lezione “la durata fisica di erogazione può essere moltiplicata per due, date le necessità di riascolto”. Significa che ogni ora online vale come due ore di didattica in presenza. D’altronde il modello Ted Talk ci ha insegnato che in circa diciotto minuti si può esaurire qualsiasi argomento, anche il più complesso, e riuscire a mantenere un’attenzione media di un adulto, come ha dichiarato Chris Anderson, il curatore del format. Valutare la User Experience dello studente e del docente, servirebbe anche a capire quanto sia il tempo medio utile da trascorrere davanti ad un dispositivo in una giornata di scuola e la quantità di tempo, che ogni docente dovrà dedicare all’erogazione e alla produzione di materiali didattici. Progettare un’ora di didattica a distanza vuol dire, in alcuni casi, due ore di lavoro di pianificazione, costruzione e definizione della attività, compresa modalità di valutazione e personalizzazione del percorso.

Un lesson plan per la didattica a distanza

Un Lesson plan per la lezione di didattica a distanza dovrà quindi chiedere un tempo massimo di concentrazione di quindici-venti minuti. Ho provato ad immaginare un modello, che potremmo chiamare 5-10-15-10-5.

Cinque

I primi cinque minuti di lezione servono a “connettere” gli studenti: entrano uno ad uno in piattaforma, ci si saluta, ci si riconosce. Non è solo una accoglienza tecnica, ma l’adesione alla lezione. Spegnete il microfono, rispondete all’appello, fatevi vedere: piccoli gesti digitali per riconoscersi parte di un gruppo ed entrare nello spazio comune e condiviso.

Dieci

Questo è invece il tempo per scaldare i motori: il docente chiede un feedback agli studenti. Può essere sullo stato emotivo, sull’umore della giornata o anche, in alternativa, sui contenuti affrontati l’ultima volta insieme. Si possono utilizzare delle app: Peardeck ad esempio offre dei prompt già pronti, con i quali gli studenti possono dichiarare quanto sono stressati, se hanno capito gli argomenti già spiegati, l’umore del momento. Anche Mentimeter può rendere graficamente accattivante la restituzione delle stesse risposte. Volete proporre una attività motoria perché in fondo siamo sempre seduti al tavolo e passiamo dalla cucina al salotto alla scrivania? Lanciate una sfida con Gonoodle: video tutorial per ballare sfrenatamente o per fare yoga, all’inizio o alla fine della lezione. Il movimento fa bene all’apprendimento: tutti ne gioveranno, compresi quegli studenti che senza movimento non riuscirebbero ad apprendere neanche se volessero. Poi si può anticipare rapidamente il programma, di quel che avverrà durante la video lezione.

Quindici

Siamo al picco: qui c’è il cuore dell’incontro. Il docente spiega, dà informazioni, chiarisce aspetti dell’esperienza di apprendimento che ha preparato e offre istruzioni sul lavoro da fare. Qui ci vuole il massimo della concentrazione sia da parte del docente che dello studente. Può essere una presentazione, un video commentato, uno schema di lavoro, una mappa, un disegno: voce e vista. Due canali contemporaneamente, che aggancino l’attenzione di chi è connesso al dispositivo, a non è detto che lo sia alla lezione. Le soluzioni digitali sono infinite. Ne cito tre: Emaze per le presentazioni perché i layout sono dinamici e originali; Prezi video per mostrare video autoprodotti con editing a tema e parole chiave in sovrimpressione; un’infografica creata con Canva per presentare sinteticamente gli aspetti significativi di un tema da studiare ed esplorare.

Dieci

È il tempo per rielaborare, sintetizzare, applicare, risolvere, categorizzare e produrre insomma. Si propone una attività da soli o, preferibilmente, in coppia. Lo studente è dall’altra parte dello schermo ma sta leggendo un testo, risolvendo una equazione, creando un Haiku, disegnando una mappa mentale. E in alcuni casi, come con Google Classroom o Classdojo, il docente vede lavorare in sincrono tutti e può offrire supporto in diretta.

Cinque

Ci si avvia al congedo: uno spot del docente, che lanci un ponte verso il prossimo incontro, i saluti, magari una piccola consegna (ma anche no, visto che hanno lavorato). Si possono offrire degli spunti liberi per approfondire, garantendo che chi lavora avrà il feedback del docente. Magari si può lanciare una challenge con Kahoot per verificare i nuclei di quel che si è trattato insieme o con Gimkit, che prevede anche strategie da concordare con i compagni. Ascoltate un podcast, leggete qualche pagina di un libro, scrivete una poesia. Pensate al futuro.

Proviamo?

Fonte: Articolo di Daniela Di Donato >> Link articolo originale: https://bit.ly/2wuCsO9